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日志


11月9日

San Martino!

 “Ma cossa sarà mai ’sto hellouìn ?” … “ara, mi no eo so vecia, roba moderna credo”. È uno dei tanti dialoghi che si sentono in giro per Venezia nel giorno di Helloween e in quelli che immediatamente lo precedono mentre le vecchie signore guardano i bambini mascherati da streghe e da folletti che corrono per calli e campielli. Se cerchi di spiegarglielo i loro visi si illuminano, “ma eora xe San Martin !”.
Già. Ben prima che l’esterofilia più trendy importasse nel Belpaese questo evento tipicamente anglosassone, in Laguna si celebrava da secoli una festa molto simile che ogni anno cade l’11 novembre, il giorno di San Martino. Questi, narra la leggenda, era il figlio cadetto di un Ufficiale della Guardia Romana in Pannonia che, “folgorato sulla via di Damasco”, aveva deciso di donare ogni cosa ai poveri arrivando perfino a tagliare con la spada il proprio mantello per offrirne metà a un vagabondo incontrato sul cammino. Questo è il motivo per cui a Venezia, dall’inizio di novembre e fino a metà del mese, le vetrine dei fornai e delle pasticcerie sono piene zeppe dei dolci che i Veneziani chiamano familiarmente “San Martin”: si tratta di un biscotto di pasta frolla a forma di cavaliere –con tanto di spada e mantello tagliato- variamente decorato di coloratissimo zucchero glassato e cioccolato fuso San Martin. In molte famiglie la tradizione vuole che la “base” venga fatta in casa mentre alla fantasia dei bambini viene lasciata la guarnitura del cavallo, di San Martino e della sua spada ma … guai a mangiarlo prima del giorno fatidico !!
Dolce a parte, il motivo per cui i bambini urlanti ricordano alle vecchiette l’11 novembre è il fatto che l’usanza vuole che quel pomeriggio i più piccoli, armati di cucchiai e pentole, Bambini a San Martino entrino sferragliando e spignattando nei negozi cantando a squarciagola una filastrocca: “San Martin xe andà in sofita … a trovar so nona Rita … nona Rita no ghe gera … l’xe cascà col cueo per tera … e col nostro sachetin … viva viva San Martin”. A questo punto ci si aspetta che il commerciante, esasperato e assordato, si liberi dei giovani ospiti con qualche monetina. Eh sì, la mentalità commerciante e mercantile dei Veneziani non si tradisce nemmeno nei più piccoli: non si accontentano del “dolcetto o scherzetto” di Helloween, ma puntano al “vil denaro”. A essere onesti, ricordo che da piccolo ben poche di quelle monete arrivavano a casa, la maggior parte finiva appunto in dolciumi vari … come volevasi dimostrare ! Adesso purtroppo questa bella tradizione veneziana va scomparendo, sostituita da zucche, streghette e folletti che fanno sollevare con disapprovazione il sopracciglio al vecchio edicolante … “a mi ‘ste robe forèste miga me piaxe !”.